La vita è troppo breve per bere vini mediocri.
Johann Wolfgang von Goethe

Mentre in Europa veniva coltivata la Vitis vinifera, nel Nuovo Continente esisteva la vite americana, un’altra specie del genere Vitis, una pianta selvatica. Con la scoperta dell’America la vite europea fece il suo ingresso nel Nuovo Continente, a partire dal Messico. La sua coltivazione per ottenerne vino è però cosa abbastanza recente, realizzata grazie all’operato degli emigranti provenienti dall’Europa (alcuni dei quali furono dei veri pionieri in questa attività), rilanciata attraverso la scoperta del vino da parte dell’elite californiana degli anni Sessanta, successivamente ai lunghi anni bui del Proibizionismo.

I vini che oggi provengono dal Nuovo Continente sono ineccepibili, tecnicamente straordinari. Sono ottenuti vinificando le uve di Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay (i nomi dei vitigni più importanti, tutti di provenienza europea), hanno un gusto “internazionale” e sono realizzati con tecnologie all’avanguardia.
I vini bianchi hanno sentori nettissimi di ananas e banana, mentre i vini rossi sono passati in barriques per renderli più morbidi, accomunati dal gusto accattivante di frutti rossi e vaniglia. Tutti uguali, tutti eccellenti, tutti vini che piacciono a tutti.

Ma cosa raccontano questi vini? Di quale territorio parlano? Quali storie riecheggiano?
In quelle aree le aziende produttrici sono di grandissime dimensioni, si applicano potature meccaniche su impianti viticoli di grande estensione, i trattamenti antiparassitari sono effettuati da mezzi aerei e molte operazioni, tra cui la stessa vendemmia, sono realizzate con gigantesche macchine. L’enologia, non potendo contare sull’effetto di condizioni climatiche e del suolo specifiche (il cosiddetto terroir!) tende ad esaltare gli aromi delle singole varietà. Nulla a che vedere con la storia dei luoghi che i nostri vignaioli possono raccontare e con la cura – grappolo per grappolo-, che essi mettono nel portare avanti prima la coltivazione e, successivamente, la vinificazione.
Un aneddoto. In California viene coltivato da quasi centocinquant’anni lo Zinfandel, per dare principalmente vini rossi di grande struttura, ma anche rosati. E’ un vitigno dalle origini misteriose, rivendicato dai californiani come vite autoctona, -se non altro perché il nome non aveva uguali nel mondo- e tanto legato alla viti-vinicoltura americana da essere stata designata “America’s wine heritage”, per l’America un vero e proprio patrimonio di storia e cultura.
La prima pianta arrivò negli Stati Uniti nel 1829 probabilmente dalle serre imperiali di Vienna. Alla fine del 1960 da parte di uno studioso americano in Italia, fu notata una fortissima somiglianza tra i vini prodotti dalle uve Zinfandel e quelli prodotti in Italia da un vitigno pugliese, il Primitivo di Gioia del Colle. Iniziarono coltivazioni in parallelo, ed effettivamente, messi l’uno accanto all’altro, lo Zinfandel e il Primitivo sembravano proprio la stessa cosa.

Negli anni ’90 la professoressa Carole Meredith, un’importante studiosa del dipartimento di viticoltura di Davis, eseguì dei test genetici e confermò quanto era ormai fortemente sospettato: cioè che Primitivo e Zinfandel erano identici, erano due gemelli. Per capire come dalla Puglia il Primitivo fosse finito in California, sono state necessarie ulteriori, approfondite ricerche che hanno condotto gli studiosi in Croazia, nelle zone di fronte alle coste pugliesi. In una città della costa dalmata furono trovate delle viti di una varietà in via di estinzione che somigliava molto al Primitivo. Nel 2001 questo vitigno dal nome per noi difficilmente pronunciabile (Crljenak kaštekanski), non più vinificato da tempo, attraverso le indagini sul DNA risultò essere identico al Primitivo. Probabilmente questo vitigno, molto coltivato in Croazia, era partito da lì e, attraverso la collezione di Vienna, aveva spiccato il volo per l’avventura americana. Dalla Croazia qualcuno, forse un monaco, era invece emigrato in Puglia portandolo con sè. In Croazia, invece, lì dove era sempre stato coltivato, una malattia, quasi sicuramente la terribile fillossera, aveva  ucciso tutte –o quasi- le piante, lasciandone però sopravvivere qualcuna che ha permesso di capire che Zinfandel e Primitivo sono la stessa cosa.

photocredit:www.redwines.net

Autore

Sommelier e assaggiatrice di olio extravergine d’oliva, tra le mie passioni c’è la scrittura, un’altra è la musica delle tradizioni popolari. Oltre che su gowoman potete leggere miei articoli sulla testata www.il vaglio.it con la quale collaboro con la rubrica Olea olente oliva e su www.folkbulletin.com con recensioni di CD e concerti di musica popolare

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