Sport, lavoro, il più classico degli incidenti domestici. Con una vita super impegnata come la nostra le 206 ossa con le relative cartilagini che compongono la struttura portante di ogni umano sono costantemente soggetti a stress, usura e conseguenti danni più o meno gravi.

Abbiamo, però, la fortuna di vivere in un’epoca di avanguardie assolute in ogni campo, compreso quello medico: ciò che, fino a pochi decenni fa, veniva curato con troppo spesso mediante impianto di protesi metalliche, vede ora aprirsi nuove possibilità.

L’inserimento di materiali inorganici nel corpo (oltre a snaturare il reale funzionamento dello snodo) è sempre stato vivamente sconsigliato ai pazienti più giovani – salvo casi di particolare gravità – in quanto queste protesi hanno un’alto tasso di fallimento ed una durata media di 15/20 anni: ciò comporterebbe, visto anche l’aumento delle aspettative di vita, almeno un inevitabile re-intervento futuro di sostituzione o riparazione.
Un ragazzo che subisce una lesione della cartilagine ed osteocondriale (ovvero che interessa anche l’osso sottostante quest’ultima) durante una partita di calcio, non sentirà nemmeno parlare dell’eventualità della “sostituzione di una parte o dell’intera articolazione” bensì della ricrescita e rigenerazione della stessa.

Questa è ormai una realtà con fondamenti scientifici: cartilagini, articolazioni e tessuti ossei sono riparabili naturalmente.
Per questo i trattamenti volti ad impiegare presidi biologici, supportati anche da nanostrutture scaffold, che favoriscano la spontanea guarigione delle lesioni sono disponibili presso un numero sempre maggiore di centri diffusi su quasi tutto il territorio nazionale: la rigenerazione naturale esiste, funziona e viene applicata.
Ovviamente non è sufficiente starsene sdraiati a letto e aspettare che il periodo di degenza volga al termine: all’operazione deve sempre e comunque seguire la riabilitazione, volta per prima cosa a riabituare l’articolazione a compiere correttamente il proprio dovere e successivamente al completo recupero di flessione, estensione e movimenti per garantire un recupero al 100%.

Questo non cancella del tutto la necessità di ricorrere ad una protesi: poiché un paziente di età avanzata presenta processi di rigenerazione dei tessuti molto più lenti, cosa che impedisce di intervenire in modo naturale, potrebbe comunque incorrere in un impianto protesico.

Quella rigenerativa è perciò una tecnica con grandissimi vantaggi per i pazienti giovani: si evita la protesi o comunque la si rimanda il più lontano possibile nel tempo, si evitano uno o più interventi successivi (con tutti relativi rischi legati alle operazioni in età avanzata) e, soprattutto, si possono superare senza ansie i metal detector degli aeroporti.

Photo by Victor Freitas on Unsplash

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