Ilaria Arrighetti, 22 anni,  giocatrice di terza linea nel Rugby Monza e nella Nazionale femminile italiana che ha portato a casa il miglior Sei Nazioni di sempre, quest’anno. Quattro chiacchiere per farci raccontare come e perché si gioca a rugby in Italia (e all’estero) e per mettere a tacere qualche stereotipo ancora duro a morire.

COSA TI HA SPINTO AD AVVICINARTI AL RUGBY?

Il mio rapporto col rugby è iniziato all’età di 13 anni quando io, ragazzina molto vivace e piena di impegni in altre discipline sportive, ho conosciuto un allenatore durante una prova nell’ora di ginnastica a scuola che mi ha stimolato a prendere sul serio questo sport. Dal giorno successivo quindi ho iniziato questa bellissima esperienza nella società di Cernusco.

OLTRE A GIOCARE A RUGBY, STUDI LETTERE MODERNE ALL’UNIVERSITA’: COME RIESCI A CONCILIARE ALLENAMENTI E PARTITE, CON TUTTO IL RESTO?

E’ molto difficile conciliare soprattutto lo studio con quest’impegno perché oltre al tempo, il rugby porta via anche parecchia energia. Alla fine però tutta questa fatica mi ha portato anche un grosso guadagno: rapporti nati in campo che fuori sono diventati amicizie, molti stimoli e soprattutto tanta soddisfazione.

PERCHE’  IL RUGBY E’ ANCORA UNO SPORT PER LO PIU’ “MASCHILE”?  E COME SI POTREBBE FARE PER AVVICINARE PIU’ RAGAZZE ALLA PALLA OVALE?

Il rugby richiede uno sforzo atletico non indifferente, adatto più ad un fisico maschile che ad uno femminile. Purtroppo noi donne dobbiamo anche far fronte allo stereotipo del rugbista camionista, motivo che non porta molte ragazze ad avvicinarsi a questo sport. Una bella iniziativa però è quella che porta molti allenatori a far conoscere la palla ovale nelle scuole, bacino molto ampio di nuove leve.

PARLACI DELL’ESPERIENZA AL 6 NAZIONI: EMOZIONI, ASPETTATIVE, DELUSIONI, GIOIE…

La partita più emozionante è stata quella giocata contro il Galles a Padova, perché non solo ci ha permesso di concludere il miglior Sei nazioni della storia sia maschile che femminile, ma ha dato lustro internazionale alla nostra nazione.

CI SONO DIFFERENZE TRA IL MOVIMENTO DEL RUGBY FEMMINILE IN ITALIA E NELLE ALTRE NAZIONI CHE PARTECIPANO AL TORNEO?

Le differenze si notano soprattutto dal punto di vista fisico, perché le altre nazioni, avendo la possibilità di giocare professionalmente, possono prepararsi al meglio per questa competizione. Inoltre un’altra differenza lampante è la copertura mediatica: nella nostra nazione spesso non c’è la possibilità dello streaming mentre le altre hanno visibilità sui canali nazionali.

PER CONCLUDERE, 3 INSEGNAMENTI CHE HAI APPRESO GRAZIE AL RUGBY E CHE HAI PORTATO ANCHE FUORI DAL CAMPO

Lo spirito di squadra, adattamento, importanza dello spirito del sacrificio.

 

 

Autore

Web editor per lavoro, pendolare per rassegnazione, lettrice e grafomane per passione. Scrivo dove capita, quando capita, quel che (mi) capita. Ho un tormentato amore per le meringhe e guai a voi se mi tenete troppo lontana da un palco… anzi, fatemi recitare in una pasticceria!

20 Commenti

  1. amo il rugby, come dicono gli inglesi il rugby è uno sport da villani giocato da aristocratici , il calcio è uno sport da aristrocratici giocato da villani

  2. Sabina Sirianni Rispondi

    Peccato che il rugby, specialmente quello femminile, qua in Italia sia poco valorizzato.
    Uno sport che trovo davvero interessante, molto piu’ del tanto osannato calcio!

  3. lo sport sempre e comunque…sempre un’ottimo stile di vita che aiuta la personalità di ognuno di noi…il rugby è uno sport che ho sempre amato…Forza Donne!

  4. Trovo che una donna rimanga donna qualunque sport faccia, ed è bellissimo avere il coraggio di osare.

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