E’ mercoledì. Circa mezzogiorno. Siamo d’accordo per incontrarci per un pranzo assieme davanti al chiosco della piadina in centro, quello dei Giardini Savelli.
Si perché qua in Romagna quelle piccole casettine a strisce colorate da cui si fa spazio quel profumino delizioso li chiamiamo chioschi.
All’ interno si produce quella cosa meravigliosa che caratterizza la nostra terra: la piadina. Che è un po’ come la nostra linfa, come il nostro sangue, come quella cosa senza cui non si vive. E’ tipo il latte materno per i neonati. Fondamentale. Fantastico.

Lei si chiama Manuela. L’ho conosciuta a novembre, al corso preparto. Io ostetrica, lei con il pancione.
E’ giovane. Ma non troppo. Non è una bambina.
E’ nella stagione della vita che fa affrontare l’arrivo di un figlio senza troppa incoscienza, nella stagione della vita in cui l’arrivo di un figlio lo desideri, ma desideri anche e ancora tanto altro dalla tua vita.
La stagione della vita in cui se hai una carriera lavorativa non ti senti arrivata e conclusa.
La stagione della vita in cui il tuo uomo lo vuoi ancora vivere alla grande.

Manuela è una Donna a tutti gli effetti, di quelle con la D maiuscola. E si fa conoscere per tutta la donna che è. Sicura, decisa, determinata, lavoratrice, super lavoratrice, moglie, amica, impegnatissima su ogni fronte e per ogni aspetto della sua vita.

Più volte Manuela esprime la sua autonomia, la sua determinazione, il suo avere e voler dare regole a sé stessa, alla sua famiglia, alla bambina che cresce dentro di lei.
“Certo, ho capito, allattare è importante, ma poi io devo tornare al lavoro!!”
“Sì, lo so i bambini devono stare in braccio, ma io non potrò mica stare tutto il giorno con lei addosso?!”
Questo dice Manuela al corso preparto. Ed è sicura di pensarla così!
Poi la sua piccola nasce. Il suo post-partum non è dei migliori. Ma dopo circa una settimana, scampati tutti i pericoli torna a casa con la sua creatura.

Manuela non sapeva prima di quel momento cosa fosse davvero accogliere la sua creatura, cosa potesse dare quello sguardo minuscolo, come ci si potesse perdere tra le curve di quelle gambottine morbide. Ma lo scopre presto.

E da lì parte una tempesta di emozioni, di pianti, una cascata di Amore enorme che la porta a rivedere cose, a cambiare idea, a modificare aspettative e desideri.
Inizia a tenere la sua bimba sempre in braccio.
Non la vuole sentire piangere, mai.
La culla, la coccola, la ascolta.
La sente prima che si svegli del tutto. E allunga una mano come per dire “la mamma è già qui!” (non l’ha messa nella sua cameretta come diceva).
Attacca spesso la piccola al seno. E..inizia ad allattare… inizialmente a fatica. Poi sempre meglio.

E un giorno mi dice “Marti, io voglio dire a tutte che sull’allattamento girano un sacco di sciocchezze.. Allattare è stupendo. Si può. Si deve.” E io accolgo la sua richiesta.

“Parliamone. Dimmi cosa vuoi comunicare.”- le dico.
“Voglio dire un sacco di cose! Vediamoci!!”
E da lì nasce l’idea del pranzo assieme.

Manuela mi racconta del suo parto. Dei grossi problemi affrontati. Mi racconta che ha avuto molta paura per se stessa. E poi mi inizia parlare del suo allattamento. Delle enormi soddisfazioni che le porta. Di come nutrire sua figlia in quel modo per lei sia un’emozione costante. Di come allattare per lei sia avere un rapporto privilegiato con la sua piccola, un momento intimo e personale, una parentesi di amore zampillante, sgorgante, straripante.
Mi dice che vuole diffondere il suo pensiero e la sua esperienza così da supportare nuove mamme.
Si rende disponibile a sentire e parlare con altre mamme in difficoltà.

E mi ordina di raccontare, scrivere, parlare di questo:

Tutte possono allattare. Anche chi ha avuto un bruttissimo parto e un post partum ancora peggio. Mi sono documentata. Ho letto, ho provato. E ho capito che il parto è un evento importante e critico, ma non è tutto. Non è l’unico elemento per un buon allattamento.
Non esiste non avere il latte. Non esiste che non sia nutriente. Non esiste che sia poco.
Bisogna allattare a richiesta, offrire il seno quando il bambino si sveglia o lo richiede. Via orologi e bilancia. Affidatevi al vostro tatto, il vostro olfatto, alla vostra vista e udito. Ascoltate i bambini. Mettetevi con calma e ascoltate. Non potete fare loro alcun male. Osservateli. Movimenti. Rumori. Toccateli. Ascoltate il tono del loro corpo. I loro movimenti. Contate piuttosto le cacche e le pipì, ma non fossilizzatevi sui grammi presi e i millilitri di latte bevuti. Finirete per dare i numeri davvero!
No acqua, no camomilla. Perché dare ai nostri bambini cose non nutrienti? Basta il latte. Mamma, latte e coccole. E il papà. Perché anche lui è fondamentale. E basta informazioni sbagliate, basta pediatri che con fretta e superficialità consigliano cose sbagliate, basta parenti, amiche, nonne, zie, parrucchiera, panettiere, elettricista e postino con le loro idee ben più che superate e anacronistiche.
Provateci mamme. Provateci tutte. Fatevi assistere. Fatevi accompagnare. Fatevi anche forza da sole di tanto in tanto. Ma non arrendetevi perché sarete davvero ripagate di ogni fatica.” E così Manuela si esprime. Mi insegna e mi conferma per l’ennesima volta quanto sia potente la natura.

Ci salutiamo, parte con il passeggino e la sua piccola a bordo.
La accompagno per circa 100 metri.
Poi attraverso la strada e salgo in macchina.
Metto in moto ma non parto.
La guardo dall’altro lato della strada.
Si ferma.
Solleva la sua piccola dal passeggino, che stava, immagino, esprimendo il suo dissenso a stare in quel gigantesco mezzo a quattro ruote. E Manuela subito ha la soluzione. Come se nulla fosse sposta giubbotto, maglia e reggiseno.
E la piccola è già pronta.

Dall’altro lato della strada riesco sentire la pace di quell’abbraccio.

 

NB: Per questione di privacy l’ immagine in evidenza non ritrae la nostra Cara Amica Manuela.
photo credit: poche ore via photopin(license)

Autore

Martina: sognatrice compulsiva, idealista recidiva, attratta dalle sfide, dalla fatica e tutto ciò che richiede passione, impegno, sacrificio, dedizione. Ostetrica per amore dei bambini, per ammirazione nelle donne, per fiducia nel calore della famiglia. Ostetrica perché vittima del fascino della nascita e della vita. Scelgo di fare l’ostetrica a 13 anni, vivendo una sintonia mai provata con mia madre, all’epoca alla sua terza gravidanza. In quei nove mesi sono stata per lei una collaboratrice, un supporto, un sostegno, un aiuto pratico e concreto tanto da pensare che partecipare all’attesa e alla nascita di un bambino poteva, e forse doveva, essere la mia strada. Il mio percorso da Ostetrica inizia ufficialmente nel 2011 quando riesco ad entrare presso l'Università degli Studi di Ferrara. E oggi continua, lavorando in libera professione. Essere ostetrica è rimanere sempre pronta e disponibile, è confrontarsi, è parlare, è trovare soluzioni, è passare informazioni, è ottenere fiducia, è dare affetto e calore. Perché l’ostetrica non si occupa solo di parto, di ospedale. L’ostetrica non cura. Non guarisce. L’ostetrica assiste, accoglie, accompagna. Vi siete mai chieste quale sia il vero significato della parola "ostetrica"? Ebbene, la parola ha origini latine e deriva da "obstare". Stare davanti, stare con.. Stare con la donna. Con voi, tutte. Sempre. Supportandovi, sostenendovi, incoraggiandovi, aiutandovi a fare la scelta migliore per voi, accompagnandovi, facendo emergere le vostre infinite e quasi magiche potenzialità. Amo il mio lavoro, perché ogni giorno è una sfida. Ogni giorno creo. Mi reinvento. Mi arricchisco. Ogni giorno conquisto. Sensazioni. Emozioni.

1 Commento

  1. Un bellissimo articolo.essere mamma ti cambia, quello che pensavi da ragazza sull argomento non ha piu senso.bisogna viverle quelle emozioni.

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