Sabina Andrisano, dalla Puglia alla Lombardia – passando da Bologna – per fare della sua passione, il cinema, un lavoro, la regista.

COM’E’ NATA LA TUA PASSIONE PER IL CINEMA, E COME SI E’ SVILUPPATA NEL TEMPO?

Mi è stata trasmessa sin da piccola, da mia nonna, appassionata di melodrammi popolari e del divo Amedeo Nazzari, ma soprattutto da mia mamma, amante della Commedia all’Italiana. Entrambe mi raccontavano di un periodo bellissimo in cui la televisione non esisteva ancora e si andava al cinema quasi ogni sera. Ero affascinata dai loro racconti e di conseguenza da tutti i film dell’epoca. Da grande quando mi sono ritrovata a dover scegliere il mio percorso di studi, ho scelto il Cinema, il Dams di Bologna. Quando tiri fuori la testa dall’ambiente universitario, un attimo ti senti persa, in fondo non si leggono così spesso offerte di lavoro “Cercasi Regista”. Il nostro è un percorso che non ha regole precise, alcuni intraprendono la strada degli studi, altri si lanciano direttamente nelle produzioni.
Avevo una gran voglia di raccontare le mie storie attraverso le immagini e sentivo che mi mancava ancora qualcosa e l’ho trovata nell’Accademia: l’istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio, dove completerò la mia formazione. L’Accademia, oltre ad offrirmi gli strumenti pratici per realizzare i miei lavori, mi ha avvicinato al teatro, indispensabile per chi vuole intraprendere il nostro mestiere. Da un paio d’anni collaboro con il regista Nicola Tosi seguendo due diversi spettacoli. E’ sul palcoscenico, che si crea la relazione con gli attori, prima ancora che davanti una macchina da presa.

NEL CASO DI REGISTE DONNE, SPESSO SI PARLA DI “OCCHIO FEMMINILE SUL MONDO”. SECONDO TE ESISTE DAVVERO, OPPURE E’ UNA DEFINIZIONE NATA IN CONTRAPPOSIZIONE A UN’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA ANCORA DOMINATA DAGLI UOMINI?

Non mi piacciono le categorizzazioni, credo che anche un uomo possa avere un “occhio femminile” sul mondo. Si tratta di sensibilità. E la sensibilità non ha sesso. Ci sono registi, uomini, che raccontano molto bene l’universo femminile, perché conoscono molto bene le donne. Tutto dipende dalla capacità di ascolto e dal saper poi tradurre i sentimenti e le esperienze in immagini e parole.
Un dominio maschile nel cinema? Penso che si sia fatta molta strada, soprattutto per quanto riguarda alcune figure professionali tipicamente associate al genere maschile. Sui set tante ragazze non sono più relegate esclusivamente al ruolo di organizzatrici o di segretarie di edizione, si muovono con martelli, pinze, cavi, luci. E’ segno che i tempi sono profondamente cambiati.

IL TUO PROSSIMO CORTOMETRAGGIO RUOTA ATTORNO AL PERSONAGGIO DI MADELEINE. RACCONTACI QUALCOSA IN PIU’.

Madeleine è una donna adulta, serena, apparentemente libera da ogni forma di condizionamento. Ahimè, la sua serenità è destinata a vacillare a causa della cattiveria di alcune donne che non sopportano di vederla in compagnia di un ragazzo molto più giovane. Vilma, una sorta di “strega moderna”, aiutata dalle sue amiche, veste i panni dell’antagonista che attraverso la calunnia e il pettegolezzo, cerca in ogni modo di screditare la dolce Madeleine, cadendo vittima delle sue stesse malignità. E’ una specie di fiaba moderna incentrata sulle gelosie e le invidie tra donne, un ritratto psicologico delle relazioni femminili competitive.

IL WEB – YOUTUBE IN PRIMIS – E’ ORMAI UNA GROSSA PIATTAFORMA DI CONDIVISIONE E PROMOZIONE PER GIOVANI VIDEOMAKER: CHE CARATTERISTICHE BISOGNA AVERE SECONDO TE PER EMERGERE?

Il Web dimostra che siamo tantissimi, ma è anche vero che su YouTube circolano tantissimi prodotti di bassa qualità. Nel marasma di contenuti conta l’originalità con cui si trattano le storie e… una buona dose di fortuna. Sono una fan dei The Pills, sono nati sul Web, hanno ottenuto mezzo milione di visualizzazioni, come altri, ma loro spiccano per l’originalità con cui trattano tematiche attuali. Il loro successo è meritato.

I PREMI OSCAR 2015 SONO GIA’ STATI ASSEGNATI… MA QUALI SONO I TUOI VINCITORI?

Avrei voluto vedere Gran Budapest Hotel di Wes Anderson vincere l’oscar per “miglior film”. Mi ha appassionata tantissimo, sono andata a vederlo ben tre volte. Un cast eccezionale, ho adorato la scenografia, la luce, la composizione fotografica. Ma almeno una statuetta l’ha vinta la sua costumista, una Donna italiana: Milena Canonero.

 

Autore

Web editor per lavoro, pendolare per rassegnazione, lettrice e grafomane per passione. Scrivo dove capita, quando capita, quel che (mi) capita. Ho un tormentato amore per le meringhe e guai a voi se mi tenete troppo lontana da un palco… anzi, fatemi recitare in una pasticceria!

2 Commenti

  1. Le tue interviste sono sempre interessanti… le donne che meraviglia!!

  2. Anche i registi più famosi quando vengono intervistati recitano e dicono frasi ad effetto.
    La tua intervista, cara Sabina, è immune da tali difetti, la sincerità, la spontaneità delle tue risposte rispecchiano la genuinità di quello che effettivamente sei.
    Il tuo futuro successo in campo cinematografico modificherà le tue peculiari qualità?

    Con stima e affetto, Antonio da Como

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